Il progetto architettonico

Il progetto per la Casetta Rossa è stato sviluppato dopo esserci confrontati con la committenza, aver ascoltato le esigenze degli attuali utilizzatori e aver riflettuto sul significato storico delle Case del Popolo, su quello che oggi sono diventate e su come potrebbero essere utilizzate in futuro.

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Sin dal primo sopralluogo sono emersi i problemi di diversa natura, a cui abbiamo cercato di dare soluzione mediante il progetto finale. In sintesi:

  1. problemi di origine normativa. Oggi infatti, benché la struttura dal punto di vista funzionale sia sicura, la normativa prevede un adeguamento strutturale per gli spazi pubblici che obbliga, in casi come questo, a riconsiderare il dimensionamento strutturale.
  2. problemi di origine tecnologica. A un primo esame del manufatto si riscontrano delle fessurazioni in punti precisi da risanare, mentre si suggeriscono degli accorgimenti tecnologici ormai prioritari al fine del risparmio energetico.
  3. necessità di adeguamento organizzativo per gestire nel migliore dei modi le attività presenti ma anche per renderle funzionali ad altre che potrebbero facilmente insediarsi al fine di sfruttare al meglio gli spazi nel tempo. Oggi infatti la struttura lamenta un sottoutilizzo che sembrerebbe possibile evitare, visto il suo inserimento in un contesto cosi vicino al centro storico (che richiede spazi ad uso privato) e grazie a un risanamento dei locali.

L’edificio risulta suddiviso in tre volumi collegati tra loro da quello che, all’esterno, viene percepito come un elemento cilindrico di snodo in corrispondenza dei primitivi accessi.

Il progetto intende sfruttare questo spazio per riordinare i percorsi d’accesso in funzione di un diverso collegamento (visivo e funzionale) tra la sala principale e l’area interna del giardino, mediata anche da un’ampia vetrata da posizionare lungo il lato lungo della sala principale. Spazi coperti e scoperti vengono in questo modo a stringere relazioni completamente nuove e integrate. Ed entrambi possono essere utilizzati per incontri, pranzi, esposizioni e ospitare un numero elevato di persone.

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Per questa ragione la cucina, che rimane nell’elemento disposto verso nord-est, viene spostata in modo da assumere una posizione baricentrica rispetto ai due spazi appena citati.
Accanto alla cucina trovano spazio dei servizi, uffici utili al personale che gestisce la casetta rossa e un deposito-archivio.
Analogamente dalla parte opposta, nel corpo di fabbrica dove oggi c’è la sede del Circolo del Partito Democratico, verrà suddiviso lo spazio in luoghi più piccoli e diversi tra loro, che potrebbero essere destinati, ad esempio, ad uffici part time, a un servizio di book crossing e a un internet point ed infine ad una sala riunioni. In questo modo verranno garantiti degli spazi più intimi e dedicabili in modo alternato ad attività differenti.

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All’esterno l’aspetto della casetta Rossa non dovrebbe modificarsi di molto se non per il ridimensionamento delle finestre dei prospetti che oggi hanno il davanzale ad una quota molto alta. Si era ipotizzato che tale scelta fosse dovuta alla funzione di “fortino” che l’edificio, costruito all’interno di un quartiere di chiara impronta fascista (residenze per funzionari e militanti di partito, ecc.), aveva dovuto assumere al momento dell’insediamento come sede del partito comunista italiano. L’aspetto dell’edificio non verrà snaturato con questa modifica, ma sicuramente si guadagnerà luminosità negli spazi interni.

In corrispondenza dello snodo angolare d’ingresso, potrebbe a nostro parere trovare luogo un bar rivolto sia verso l’esterno che verso l’interno mediante vetrate, svolgendo pertanto anche una funzione autonoma rispetto alle altre attività della Casetta Rossa.

Gli espedienti tecnologici sono sviluppati al fine di migliorare la struttura e l’isolamento termico e allo stesso tempo di essere integrati nella costruzione esistente. Sono proposti dei miglioramenti nei materiali per la copertura e lungo le facciate, nella prospettiva di rendere l’edificio conforme alle normative vigenti.

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L’intervento dunque coinvolge, come accennato all’inizio, diversi aspetti, tutti migliorabili, e noi ci auspica che tale patrimonio ritorni ad essere pienamente fruibile da un numero crescente di cittadini anche per mantenere una importante traccia della memoria storica collettiva.

24 giugno, la presentazione del progetto

Si è tenuto ieri l’ultimo incontro del workshop che ha visto la presentazione del progetto di riqualificazione da parte dei dottorandi di Architettura e di questo blog tenuto dalle laureande di Comunicazione (corso “Scienze Politiche e Sociali”). L’incontro si è svolto all’interno della Casetta Rossa alla presenza di alcuni membri del suo comitato di gestione e di quello di Fondazione Duemila.

pres-finale1Durante la prima parte le comunicatrici hanno illustrato il loro lavoro che è consistito in una serie di interviste che hanno permesso il recupero della memoria storica della Casetta Rossa e una comprensione più approfondita dell’attuale utilizzo degli spazi della Casa del Popolo. In un secondo momento è stato affrontato l’approfondimento di un aspetto culturale rilevante come il Gruppo del Teatro Viaggiante che ha avuto sede anche all’interno della Casetta Rossa negli anni ’50. Le ricerche si sono quindi concretizzate in questo blog, una sorta di “diario di bordo” e contenitore di tutte le esperienze, documenti e testimonianze raccolti durante il periodo del workshop.
Le studentesse hanno infine indicato alcuni punti chiave emersi durante il loro lavoro che se affrontati in maniera costruttiva potranno apportare dei miglioramenti nella quotidianità della Casetta Rossa:

  • identità: in quasi tutte le interviste svolte i protagonisti hanno riferito di difficoltà a spiegare a terzi cosa fosse una Casa del Popolo, per questo è stato proposto di utilizzare il materiale raccolto durante questo mese di lavoro per creare uno spazio online dedicato alla Casetta Rossa e interamente gestito dal comitato di gestione a cui indirizzare quanti vogliano approfondire la storia e la nascita di questo luogo. Allo stesso modo si è proposto di dedicare uno spazio o un muro della futura Casetta Rossa alla memoria attraverso fotografie e magari un pannello esplicativo che indirizzi eventuali utenti della Casa del Popolo allo spazio di approfondimento online;
  • formalizzazione legale: è emersa più volte durante le interviste la necessità di un confronto con la proprietà che chiarisca una volta per tutte alcuni aspetti formali e amministrativi per semplificare la gestione delle attività della Casa del Popolo;
  • pianificazione delle attività e distribuzione dei ruoli: anche questo aspetto è emerso dai racconti degli intervistati che hanno riferito della necessità di revisione della distribuzioni dei ruoli all’interno della struttura (magari coinvolgendo anche i giovani che si sono detti disponibili) e di ritagliare dei momenti di pianificazione delle attività per non dover sempre limitarsi a gestire l’emergenza.

 

Nella seconda parte dell’incontro sono intervenuti i giovani architetti che hanno descritto il loro lavoro riportando i dati emersi durante le rilevazioni, i punti di criticità e le proposte per riqualificare gli spazi della Casetta Rossa in un’ottica di sostenibilità e rispetto della sua natura.
Il progetto finale dei dottorandi sarà presentato un un articolo a parte che verrà pubblicato in questo blog nei prossimi giorni.

 

pres-finaleAlla fine delle presentazioni si è aperto un vivace dibattito durante il quale la committenza si è detta soddisfatta degli spunti di riflessione e delle proposte avanzate dagli studenti, mentre i membri della Casetta Rossa si sono dichiarati entusiasti dei progetti di riqualificazione e conservazione della memoria.
Si è quindi concluso l’incontro concordando sulla necessità di studiare altri casi come la Casetta Rossa, affinché sia possibile ragionare più organicamente sulle strutture e sul futuro delle Case del Popolo. Per questo gli architetti, guidati dai docenti, produrranno una proposta di lavoro a Fondazione Duemila per continuare ed estendere questo progetto di ricerca. Le comunicatrici, invece, guidate dalla tutor, hanno offerto il loro aiuto ai membri della Casetta Rossa per la creazione dello spazio online dedicato alla Casa del Popolo.

Tutto il materiale prodotto durante questo mese di workshop potrà essere rielaborato ed esposto all’inizio dell’autunno per permettere alla cittadinanza di conoscere la Casetta Rossa e il progetto per renderla una nuova Casa del Popolo attenta e aperta alle esigenze del terzo millennio.

Il Teatro di massa di Luciano Leonesi

Dal racconto di Gianfranco Canova, riguardo le vicissitudini che la Casetta Rossa ha attraversato negli anni, scopriamo che essa fu anche protagonista di un periodo artistico davvero innovativo, particolare e poco conosciuto: il Teatro di massa. Una forma di teatro popolare che arriva a Bologna intorno agli anni cinquanta del secolo scorso. Abbiamo deciso così di approfondire l’argomento incontrando il maggiore esponente di questo fenomeno e lasciandoci trasportare dalla sua storia. La voce che ascoltiamo è quella di Luciano Leonesi, già definito: “regista e attore, protagonista eccentrico, ma proprio per questo prezioso, di una grande stagione del teatro italiano. Ci racconta che nel 1949 si realizza a Bologna, solo per pochi anni, la grande idea del teatro popolare creando non poche difficoltà al teatro tradizionale:leonesi

il teatro di massa ha, in quegli anni, la stessa efficacia del cinema neorealista; gli attori sono operai, contadini, braccianti, studenti, nessun attore professionista e quel che ha di nuovo è che racconta la realtà, la quotidianità. Ha un successo fragoroso e il Partito Comunista è in prima linea nel mantenerlo, finanziarlo e coordinarlo.

Il momento in cui si afferma una nuova forma di organizzazione quale quella dei teatri stabili è lo stesso in cui il teatro popolare risente delle prime difficoltà: il Partito cambia rotta scegliendo di non finanziare più il teatro e lasciandogli un’autonomia che non basterà a tenerlo vivo con il solo lavoro volontario.

A quel punto – continua il regista – decisi di mettere insieme quei pochi che eravamo rimasti e ci inventammo il teatro di quartiere sfruttando il circuito delle Case del Popolo: portavamo in giro i nostri spettacoli, avevamo degli spazi in cui recitare e assicuravamo una stagione teatrale abbastanza ricca. Ma non era funzionale: al termine di ogni spettacolo eravamo costretti a smontare tutto perché il salone nelle serate successive avrebbe ospitato delle serate danzanti, era con quelle che riuscivano a colmare i debiti per i materiali con cui avevano costruito le Case del Popolo.

Così il Teatro arriva alla Casetta Rossa che lo accoglie per due, tre anni: un edificio in parte fatiscente, inutilizzato e per questo adatto ad ospitare un teatro, per così dire, fisso.

Era un rudere, non c’era il problema della sala da ballo. Diventammo il primo teatro di quartiere della storia. Venne ai nostri spettacoli anche un critico della RAI! Ma a noi non interessava un pubblico critico, ci interessa il suo applauso sincero.

Ma, per quanto si accontentassero di “piccole fortune”, la struttura della Casetta Rossa aveva bisogno di interventi di manutenzione, così, quando il Comune inviò una commissione per i rilevamenti del caso, decretò la chiusura della Casetta Rossa perché inagibile segnando la fine del legame tra quest’ultima e il teatro popolare.

Nel novembre scorso, Fondazione Duemila, con la collaborazione del Dipartimento di Arti visive, mediali e performative di Unibo, aveva avviato un progetto per la creazione di un archivio del Teatro di Massa, che dovrebbe raccogliere materiali, documenti e interviste per ricostruire la storia di questa esperienza culturale unica.

L’obiettivo sui dettagli

Grazie all’interessamento di alcuni docenti, questo progetto di riqualificazione di una Casa del Popolo bolognese ha suscitato l’attenzione anche di un fotografo di fama internazionale: Lucio Rossi.

Nato a Parma nel 1953, è fotografo pubblicitario e industriale dal 1976 e svolge la sua attività in svariati settori della fotografia professionale per enti e ditte italiane e straniere.

Negli ultimi anni ha rivolto particolare attenzione verso l’architettura e il paesaggio.

Autore di prestigiose pubblicazioni e numerose mostre internazionali, Lucio Rossi ha visitato insieme agli studenti coinvolti nel progetto la Casetta Rossa e l’ha voluta ritrarre in alcuni scatti che vi mostriamo qui di seguito.

“Vedi, la fotografia mi ha insegnato che non c’è nulla di banale, men che meno un dettaglio.” (L.Rossi)

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La memoria come progetto per il futuro

Per il recupero della memoria storica delle Case del Popolo abbiamo ritenuto fondamentale ricorrere ai racconti di coloro che hanno vissuto e vivono ancora quotidianamente una realtà forse poco esplorata.

A tal proposito, per meglio progettare il futuro di queste strutture, si è rivelato prezioso il significativo salto nel passato che ci ha offerto Gianfranco Canova, definito dai più giovani la “memoria storica” della Casetta Rossa, che ha visto nascere la struttura ed è stato parte attiva nel suo complesso decorso fino alla sua costruzione.


Altrettanto interessanti sono state le testimonianze di chi oggi gestisce e coordina le attività della Casetta: Rossella Lama, Anna Fiorini e Franco Guernelli che come membri del Comitato di gestione, raccontandoci il loro impegno quotidiano nella Casa del Popolo, manifestano il desiderio di vedere rifiorire gli ambienti con cui, nel tempo, hanno instaurato un legame anche affettivo e che riconoscono essere luoghi in cui trovano spazio anche  le esigenze del territorio circostante. Si tratta di uno spazio che, osservano, ha bisogno di risorse e di interventi mirati per essere valorizzato e utilizzato appieno.


Non troppo lontano da questo pensiero è ciò che riferiscono i giovani rappresentanti del PD. Francesco Massarenti, Federico Diamanti e Michele Migliori riconoscono anche la peculiarità della struttura che, comprendendo oltre alla Casetta Rossa anche le sedi del Circolo PD “Andrea Costa” e del Circolo GD “Ragazzi di Utoya”, permette di sfruttare il valore aggiunto di una Casa del Popolo senza precisa collocazione politica e di coinvolgere così nelle sue attività un maggior numero di persone.
Diremmo fondamentale, oggigiorno, il suggerimento che danno i ragazzi: investire sulle nuove tecnologie come primo obiettivo. In seguito ripensare a nuove destinazioni per le grandi risorse di cui la Casetta Rossa dispone: spazi da destinare ad aule studio/aule internet, promozione di programmi di studio assistito e altre idee che, se la struttura fosse tecnologicamente all’avanguardia e gli impianti fossero a norma, di certo troverebbero largo consenso tra i nuovi possibili fruitori.

Brainstorming

La discussione oggi è servita a definire un programma di attività possibili che potrebbero continuare a svolgersi all’interno della Casetta Rossa e a individuare i nodi progettuali da sciogliere. Le attività da poter sviluppare sono:

  • bar-ristorante verso la sala grande e il giardino;
  • uffici per il coworking;
  • banca del tempo per i più piccoli;
  • sede del pd (più piccola);
  • ufficio gestione per la Casetta Rossa.

Il progetto dovrebbe tener conto di:

  • mantenere o eliminare l’idea di forte
  • decidere come deve essere l’affaccio sulla strada (e sul quartiere);
  • sviluppare l’angolo sia verso la strada che internamente;
  • definire gli ingressi principali e i secondari (includere l’area carico-scarico);
  • fare un consolidamento strutturale (dall’analisi ci sono diversi punti in cui sono stati rilevati dei cedimenti strutturali, ad esempio tra la muratura della sala e il corridoio dei bagni verso la cucina);
  • pensare alle prestazioni energetiche (migliorarle può ridurre i costi delle utenze);
  • migliorare l’accessibilità infatti in molti punti si hanno dei gradini, sarebbe auspicabile creare un percorso più accessibile.

Nel dettaglio, le analisi effettuate durante i rilievi  hanno riportato alla luce le seguenti situazioni:

Analisi termica
La copertura inclinata aggiunta al volume della sala principale è un sistema molto artigianale ma che dal punto di vista termico funziona abbastanza bene.
La veranda del bar (parete) non funziona per niente bene, accumula molto calore in superficie e crea un ambiente molto caldo all’interno. Le pareti del bar sono totalmente apribili: utile per la ventilazione serale estiva ma molto dispersiva dal punto di vista termico; le mangiate infatti vengono fatte solo in orari serali perché le brezze collinari rendono più vivibile il cortile.
La corte viene spesso utilizzata come parcheggio dai responsabili (vivono l’edificio come se fosse casa loro), soprattutto durante il giorno. Infatti è indispensabile pernsare alla possibilità di parcheggiare nelle vicinanze.
E’ stata denunciata la mancanza di un giardino curato in cui i bambini possano giocare.
Le due pareti lunghe della sala principale sono completamente disgiunte da quelle degli uffici/cucina/bagni accanto (con il tetto a falda): si notano due lunghe crepe verticali che fanno capire il mancato ammorsamento tra le pareti dei due volumi costruiti in momenti diversi; il solaio del corridoio dell’ingresso secondario spinge sulla parete .

Questioni strutturali
Dal rilievo si coglie che la scala originariamente si trovava dove oggi ci sono i bagni e non dove è oggi.
La normativa prevede (interventi su edifici in muratura, paragrafo 7.8.1.9 Costruzioni semplici) che per questi tipi di edifici non è obbligatoria l’analisi sismica. “In ciascuna delle due direzioni siano presenti pareti resistenti alle azioni orizzontali con interasse non superiore a 7m, elevabili a 9m nel caso di muratura armata”: questo parametro non è attualmente rispettato.
L’ipotesi potrebbe essere quella di scaricare i muri perimetrali delle azioni date dalla copertura attraverso un sistema di pilastri in ferro che si accostano lungo il perimetro e sorreggono il tetto.

La Casetta Rossa e le Associazioni che vi fanno riferimento

Per comprendere al meglio funzionalità e utilizzo degli spazi della Casetta Rossa, abbiamo voluto approfondire gli attuali utilizzatori degli spazi della Casa del Popolo. Oltre al gruppo che la gestisce, infatti, sono presenti alcune associazioni e certe hanno anche una propria sede all’interno della Casa del Popolo. Inoltre, gli spazi della Casetta Rossa vengono a volte usati anche da privati per incontri, riunioni e feste. Prendendo spunto dai loro siti ufficiali e da pagine a loro dedicate, abbiamo cercato di sintetizzare qui di seguito le storie delle Associazioni che più frequentano la Casetta Rossa.

Le attività della Casetta Rossa, suddivise per anno

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9 e 10 giugno, il secondo incontro

In questo secondo appuntamento di lavoro, gli studenti di Architettura si sono riuniti a Cesena, presso le aule del dipartimento, per poter utilizzare la strumentazione tecnica necessaria per cominciare a progettare la nuova struttura.

Dopo un primo confronto e lo scambio di materiali acquisiti durante i rilievi, proseguiti anche dopo il primo sopralluogo, è stato organizzato un collegamento video con le studentesse di Comunicazione che si trovavano a Bologna, in una sede di Fondazione Duemila.

Le comunicatrici hanno riferito circa speranze e aneddoti raccontati dai frequentatori della Casetta Rossa, che sono stati intervistati nei giorni precedenti e le cui video-interviste sono in fase di elaborazione e non ancora disponibili online.

Gli architetti, invece, hanno sintetizzato le criticità della struttura e gli aspetti che intendono sviluppare nel loro lavoro di progettazione e ammodernamento.

Questo scambio ha permesso ad entrambi i gruppi di confrontarsi e individuare i punti su cui focalizzare maggiormente l’attenzione.

I due team hanno poi continuato il proprio lavoro autonomamente, ma i risultati di questo secondo incontro saranno a breve disponibili su questo blog. Sono stati creati, infatti, degli accessi autore personalizzati e ogni gruppo di lavoro potrà caricare i propri articoli per tenere aggiornati gli altri sul proprio lavoro.

La situazione attuale

La Casetta Rossa sorge all’incrocio tra via Bastia e via Martini, nel quartiere Saragozza e dispone di due ingressi, uno per ciascuna strada, oltre ad un ingresso auto da via Martini che porta direttamente al cortile interno.

La struttura viene idealmente suddivisa tra la parte che si affaccia su via Martini, utilizzata prevalentemente da PD e GD e il resto della Casa che viene gestito dal gruppo della Casetta Rossa. In questo modo anche i due ingressi sono autonomi e permettono ai rispettivi gruppi di accedere ai propri spazi.

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